I Contratti di Fiume

Le decisioni dovrebbero essere adottate al livello più vicino possibile ai luoghi di utilizzo effettivo o di degrado delle acque. Si dovrebbero privilegiare le azioni che rientrino tra le competenze degli Stati Membri, attraverso programmi di misure adeguati alle condizioni locali” (considerando 13, Direttiva 2000/60/CE)”

 

Già nel 2015, la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici redatta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (adottata con decreto 16 giugno 2015, n. 86) prevedeva tra le proposte di azione non strutturale forme partecipative per la gestione delle risorse, quali i “Contratti di Fiume”, i “Contratti di Lago” e i “Contratti di falda”.
L’art. 68-bis del decreto legislativo 152/2006, introdotto proprio a fine 2015 con il Collegato Ambientale (legge 221/2015) ha codificato a livello normativo i contratti di fiume, prevedendo che gli stessi “concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree”.
Anche l’Autorità di bacino dal 2015 ha inserito nella disciplina del Piano di gestione del rischio di alluvioni una norma ad hoc (l’art. 21 della disciplina di PGRA) sui Contratti di fiume, individuandoli come strumenti che concorrono “alla definizione e all’attuazione del PGRA e del PGA a livello di bacino e sotto-bacino idrografico”.

Tra le finalità che l’Autorità di bacino riconosce allo strumento del contratto di fiume, queste sono le principali:

– favorire la realizzazione integrata delle misure di protezione previste dal PGRA e delle misure di PGA nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, e della direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni;
– coordinare le azioni di manutenzione delle sponde e dei corsi d’acqua naturali non solo in funzione delle condizioni di rischio ma anche dell’esistenza delle strutture eco-sistemiche e la conservazione della biodiversità;
– promuovere la partecipazione attiva del pubblico e la diffusione delle informazioni ambientali connesse alle tematiche di percezione e di gestione del rischio, di tutela delle acque e degli ecosistemi acquatici;
– coinvolgere i vari enti competenti e gli stakeholder in una gestione partecipata, su base volontaristica, delle problematiche inerenti il rischio idraulico e idrogeologico e la tutela dei corsi d’acqua.

Per tutti questi motivi l’Autorità è da tempo impegnata nella partecipazione ai tavoli e gruppi di lavoro promossi nell’ambito dei numerosi percorsi partecipativi “Verso il contratto di fiume” su bacini più o meno estesi ricadenti nel distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale.
Attraverso tale partecipazione l’Autorità mette a disposizione di tutti il quadro conoscitivo di riferimento ricavabile dai Piani di gestione, sia per quanto attiene allo stato di salute (quali-quantitativo) dei corsi d’acqua dei singoli bacini interessati e agli obiettivi di qualità previsti sia per quanto concerne la pericolosità da alluvione e/o da frana del territorio.
Il 2021 è un anno “significativo” perché a dicembre saranno definitivamente adottati gli aggiornamenti del Piano di gestione delle acque e del rischio di alluvioni. Anche attraverso la partecipazione ai tavoli di lavoro dei contratti di fiume l’Autorità intende raggiungere il grande pubblico degli stakeholder, perseguendo una disseminazione capillare e mirata dei contenuti dei nuovi Piani di gestione.
Al contempo proprio da settembre 2020 l’Autorità ha promosso e coordinato con il supporto tecnico e organizzativo dei tre Consorzi di bonifica dell’Alto, del Medio e del Basso Valdarno e con la collaborazione di ANCI Toscana e di ANBI Toscana, l’innovativo “Patto per l’Arno”, una sorta di “contratto dei contratti” che intende raccogliere al suo interno tutte le iniziative che ruotano intorno al Fiume Arno.
Oltre 40 comuni – quelli rivieraschi ma non solo! – in questi mesi hanno formalizzato, con propria delibera di Giunta, l’adesione al Patto che si configura come manifesto d’intenti che, dalla sorgente alla foce, unifica intorno ad alcuni obiettivi strategici tutte le amministrazioni comunali “per un Arno pulito, sicuro, da vivere e da promuovere”.