Chi siamo

Al Contratto hanno aderito, oltre all’Autorità di Bacino, i tre Consorzi di Bonifica che operano lungo l’asta dell’Arno, Consorzio di Bonifica Alto Valdarno, Consorzio Bonifica 3 Medio Valdarno e Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno, Anci Toscana e 49 Comuni (tutti i rivieraschi più alcuni limitrofi al fiume). L’obiettivo dei firmatari è quello di sviluppare una visione comune per la gestione dei rischi e la valorizzazione dei territori in ottica di uno sviluppo durevole e sostenibile.

un percorso partecipativo che coinvolgerà tutti gli enti e le amministrazioni pubbliche interessati dalla gestione del fiume

L’Autorità è da tempo impegnata nella partecipazione ai tavoli e gruppi di lavoro promossi nell’ambito dei numerosi percorsi partecipativi “Verso il contratto di fiume” su bacini più o meno estesi ricadenti nel distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale.

 

PROGETTO WEBGIS con quadro conoscitivo

Attraverso tale partecipazione l’Autorità mette a disposizione di tutti il quadro conoscitivo(WEBGIS) di riferimento ricavabile dai Piani di gestione, sia per quanto attiene allo stato di salute (quali-quantitativo) dei corsi d’acqua dei singoli bacini interessati e agli obiettivi di qualità previsti sia per quanto concerne la pericolosità da alluvione e/o da frana del territorio.

Il 2021 è un anno “significativo” perché a dicembre saranno definitivamente adottati gli aggiornamenti del Piano di gestione delle acque e del rischio di alluvioni. Anche attraverso la partecipazione ai tavoli di lavoro dei contratti di fiume l’Autorità intende raggiungere il grande pubblico degli stakeholder, perseguendo una disseminazione capillare e mirata dei contenuti dei nuovi Piani di gestione.
Al contempo proprio da settembre 2020 l’Autorità ha promosso e coordinato con il supporto tecnico e organizzativo dei tre Consorzi di bonifica dell’Alto, del Medio e del Basso Valdarno e con la collaborazione di ANCI Toscana e di ANBI Toscana, l’innovativo “Patto per l’Arno”, una sorta di “contratto dei contratti” che intende raccogliere al suo interno tutte le iniziative che ruotano intorno al Fiume Arno.
Oltre 40 comuni – quelli rivieraschi ma non solo! – in questi mesi hanno formalizzato, con propria delibera di Giunta, l’adesione al Patto che si configura come manifesto d’intenti che, dalla sorgente alla foce, unifica intorno ad alcuni obiettivi strategici tutte le amministrazioni comunali “per un Arno pulito, sicuro, da vivere e da promuovere”.

 

DEFINIZIONI E REQUISITI QUALITATIVI DI BASE

dei contratti di fiume

1. INTRODUZIONE

Il presente documento stabilisce la definizione e i requisiti di base dei Contratti di Fiume (CdF), con l’intento di armonizzarne l’interpretazione su tutto il territorio italiano. Nello sviluppo dei CdF si dovrà altresì tener conto delle esigenze e peculiarità dei territori. I requisiti sono stati elaborati nell’ambito di uno specifico gruppo di lavoro (GdL 1 sul Riconoscimento dei CdF a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità) istituito dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, a partire dalla Carta nazionale dei Contratti di Fiume.

Il GdL è coordinato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) in collaborazione con ISPRA ed è costituito da rappresentanti di regioni, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria e soggetti privati che operano nel settore della riqualificazione fluviale e della tutela ambientale.

2. DEFINIZIONI

Contratti di Fiume (CdF): strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale. I soggetti aderenti al CdF definiscono un Programma d’Azione (PA) condiviso e si impegnano ad attuarlo attraverso la sottoscrizione di un accordo.

I Contratti di Fiume concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a scala di bacino e sotto-bacino idrografico e in particolare del Piano di gestione del rischio alluvioni e del Piano di gestione delle acque.

Rientrano in questa definizione anche i contratti di lago, di costa, di acque di transizione, di foce e di falda, qualora gli strumenti sopra descritti vengano utilizzati ponendo l’attenzione a categorie di corpo idrico diverse dal fiume.

3. I REQUISITI DI BASE DEI CONTRATTI DI FIUME

I requisiti di seguito riportati sono stati identificati affinché i CdF si intendano come strumenti operativi, che producono risultati concreti e monitorabili nel breve e medio periodo, finalizzati ad affrontare le problematiche ambientali e territoriali emergenti di una specifica area perseguendo, a scala locale e/o di area vasta, l’integrazione e il coordinamento dei piani e programmi già esistenti e gli interessi di quel territorio e non trattandosi di nuovi livelli di programmazione o pianificazione che esauriscono la propria funzione con l’atto di sottoscrizione del Programma d’Azione.

Sulla base di questi presupposti, nel definire i requisiti minimi dei CdF, si è ritenuto fondamentale tener conto di criteri che favoriscano:

– l’avvio di processi partecipativi dal basso, per una esaustiva identificazione dei problemi e per la definizione delle azioni, fondamentali per conseguire risultati concreti e duraturi;

– la coerenza dei CdF al contesto territoriale, sociale e amministrativo in cui si inseriscono ed agli obiettivi di norme, programmi, piani o altri strumenti vigenti su quel territorio.

I criteri qualitativi di base di seguito elencati sono distinti in 2 gruppi.

Le indicazioni di cui al gruppo 1) Requisiti di finalità e coerenza dei CdF, sono finalizzate a chiarire le relazioni tra i CdF e le normative ambientali, con particolare riferimento alla direttiva quadro sulle acque (Direttiva 2000/60/CE), ai relativi obiettivi, alle direttive figlie, e i Piani e programmi esistenti sul territorio.