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Bisagno in sicurezza: posata l’ultima porzione della soletta di copertura. Un passo cruciale per la mitigazione del rischio idraulico nella città di Genova

Genova, 7 maggio 2021 – Un importante passo avanti negli interventi sul Torrente Bisagno e sul Torrente Fereggiano, fondamentali per la mitigazione del rischio idraulico nella città di Genova. Questa mattina è stata posizionata l’ultima porzione della nuova soletta di copertura del torrente Bisagno: un’opera inserita nel Piano stralcio aree metropolitane del 2015 e prevista negli strumenti di pianificazione di bacino. In particolare l’opera rientra nel Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni del distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale, il cosiddetto PGRA, vigente dal 2015 e che vedrà definitivamente la luce, nella sua veste aggiornata, a dicembre 2021.

Il Piano, fortemente voluto dall’Europa con la direttiva 2007/60/CE, approccia le problematiche idrauliche dal punto di vista della gestione del rischio, da realizzare attraverso la combinazione di grandi interventi strutturali come quello sul Bisagno con misure a carattere non strutturale, di tipo preventivo o di protezione civile.

«Quest’opera è un risultato storico per Genova e la Liguria, che attendevano da oltre 50 anni – dichiara l’assessore regionale alla Protezione civile, Giacomo Giampedrone – un traguardo fondamentale per la messa in sicurezza idraulica della città. Si tratta di un cantiere imponente, portato a termine grazie al lavoro di moltissimi uomini e donne, a cui va il mio più sincero ringraziamento, senza i quali questo significativo traguardo non sarebbe stato raggiunto. Grazie a questa gigantesca operazione di ampliamento dell’alveo, la portata diventa di 850 metri cubi d’acqua al secondo – ha aggiunto Giampedrone – Affiancando a questi i 450 metri cubi al secondo che saranno garantiti dallo Scolmatore del Bisagno, opera che è in realizzazione, si raggiungeranno i 1.300 metri cubi al secondo. In questo modo riusciremo a ridurre molto il rischio idraulico, in una città che è stata già colpita da troppi eventi alluvionali».

«Il completamento di un’opera come questa – ha detto Massimo Lucchesi, Segretario Generale dell’Autorità di bacino dell’Appennino Settentrionale, che è stato invitato all’inaugurazione dal presidente della Regione Toti e dall’assessore Giampedrone – non può che rafforzare la comune volontà degli enti di continuare a lavorare insieme per la messa in sicurezza del territorio». Una sinergia che l’Autorità sperimenta giorno dopo giorno attraverso la predisposizione dei propri strumenti di pianificazione e programmazione.

«Opere strategiche come questa necessitano della massima collaborazione tra tutti i livelli – ha aggiunto Lucchesi -. L’Autorità è stata più volte chiamata ad esprimersi sul progetto dell’opera per valutarne la conformità agli obiettivi di Piano, requisito fondamentale per il finanziamento delle opere in materia di rischio idrogeologico. Grande soddisfazione, dunque, per quanto visto oggi e un invito ad andare avanti sulle grandi opere come questa, ma anche sui piccoli interventi e sulle opere di manutenzione, altrettanto importanti per il territorio in una prospettiva di approccio integrato contro il dissesto idrogeologico».

Il rapporto di collaborazione con la Regione Liguria è stato di recente rafforzato con la proroga dell’intesa di avvalimento per la gestione dei bacini liguri sulle tematiche della difesa del suolo e della tutela delle acque. Una sinergia che porterà, entro il 2021, a rivedere gli approcci dei Piani di assetto idrogeologico nella nuova prospettiva di gestione del rischio cui si ispira il PGRA. Su questo fronte, il lavoro è appena iniziato. Oggi stesso è in programma una riunione con gli uffici regionali della difesa del suolo per affrontare tali tematiche.

«Oltre alla protezione e quindi all’attuazione delle opere come quella sul Bisagno, l’Autorità è impegnata sul piano della prevenzione – conclude il segretario generale Massimo Lucchesi -. L’obiettivo è garantire una gestione sempre più omogenea e coordinata in materia di acqua, frane e alluvioni sull’intero territorio distrettuale, dalla Toscana alla Liguria, arrivando a semplificazioni anche normative, in chiave di efficientamento dell’azione amministrativa».


Giornata Mondiale della terra: il webinar su “L’Arno che verrà” – 22 aprile

Firenze, 21 aprile 2021 – Hanno preso il via ufficialmente il via i lavori de “Un patto per l’Arno”, il Contratto di Fiume che abbraccia l’intera asta fluviale del grande corso d’acqua toscano. Un accordo siglato dall’Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale, insieme ANCI Toscana, ai Consorzi di Bonifica 2 Alto Valdarno, 3 Medio Valdarno e 4 Basso Valdarno e ai 49 Comuni (tutti i rivieraschi più alcuni limitrofi al fiume). Un ‘contratto dei contratti’ nato con l’obbiettivo di raccogliere e valorizzare le iniziative green attorno all’Arno.

Centrale sarà il webinarL’Arno che verrà. Idee e progetti per il nostro Fiume nella Giornata Mondiale della Terra”, in programma domani, 22 aprile (ore 9.30) a cui è stato invitato anche il Ministero della Transizione Ecologica. In apertura interverranno l’onorevole Chiara Braga della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Francesco Vincenzi presidente di ANBI, Monia Monni assessore regionale all’ambiente per la Toscana, Massimo Lucchesi segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, Marco Bottino presidente di ANBI Toscana, Matteo Biffoni presidente di ANCI Toscana.

I temi all’ordine del giorno sono tanti: protezione civile, manutenzione e riqualificazione partecipata dei territori fluviali, ambiente, volontariato, ricerca, processi di governance per la riduzione dei rischi ambientali. E ancora energie rinnovabili, acqua e agricoltura, turismo, navigabilità, pesca, canottaggio e ciclovie, recupero delle plastiche e tutela degli ecosistemi fluviali. Queste sono solo alcune delle numerose proposte che saranno sul tavolo, per avviare un confronto tra tutti gli enti e gli stakeholder e che saranno oggetto di un fitto programma di eventi e di incontri più territoriali organizzati nell’arco dei prossimi mesi.

Temi che saranno affrontati il 22 aprile nella sessione “Un cantiere di idee e progetti. Per un Arno sicuro, pulito, da vivere e da promuovere” (ore 10.30). Nell’occasione, i Consorzi presenteranno i primi progetti da mettere in campo. Parteciperanno Serena Stefani presidente del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno e vice presidente di Anbi Toscana, Marco Bottino presidente del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno e di Anbi Toscana e Maurizio Ventavoli presidente del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno.

Le conclusioni (ore 12) saranno affidate a Massimo Lucchesi Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, Marco Bottino presidente di ANBI Toscana, Monia Monni assessore regionale all’ambiente per la Toscana, Stefania Saccardi vicepresidente della Regione Toscana, Massimo Bastiani coordinatore del Tavolo nazionale dei contratti di fiume, Fausto Guzzetti coordinatore dell’ufficio III del Dipartimento della Protezione Civile.

«Il convegno di domani è stato preceduto da due giorni di tavoli tematici – spiega il segretario dell’Autorità di Bacino, Massimo Lucchesi – durante i quali abbiamo registrato un grandissimo interesse. Siamo felici di aver avviato un percorso di condivisione con tutti gli stakeholder, includendo il vasto numero di associazioni e realtà che vivono il fiume per attività sportive, ludiche e ambientali e che spesso lo conoscono in modo approfondito. I prossimi mesi serviranno per approfondire questi contatti in modo ancora più dettagliato per definire i contenuti dei vari Contratti di fiume e arricchire anche i nostri Piani di gestione, in vista dell’approvazione di fine anno».

«Nel corso degli anni, l’Arno si è trasformato da elemento di minaccia a risorsa – commenta Marco Bottino presidente di ANBI Toscana e del CB3 Medio Valdarno -. Dobbiamo continuare su questo percorso, dando vita a nuovi progetti e iniziative in sinergia con i Comuni ma anche con le associazioni presenti sul territorio e con i singoli cittadini, con l’obiettivo di tornare a vivere a pieno il nostro grande fiume».

La segreteria organizzativa del webinar è stata curata da: Marco Cantini (che ha curato anche la regia), Marco Alossa, Elena Bartoli, Roberta Della Casa, Lisa Ciardi, Sara Di Maio, Marina Lauri, Sandro Matteini, Ilaria Nieri, Roberta Rosati, Paola Saviotti, Caterina Turchi, Iris Vaiarini.

Collegamenti per i webinar

22 aprile, ore 9.30: https://us02web.zoom.us/j/88975013540?pwd=QytNVW9UNFRoNU80YTg5RVdZQXNvUT09#success

20 aprile, ore 9.30: https://us02web.zoom.us/j/88975013540?pwd=QytNVW9UNFRoNU80YTg5RVdZQXNvUT09#success

 20 aprile, ore 11.30: https://us02web.zoom.us/j/81945552400?pwd=b3VjSDlPK1lkZlZJWHBiNGQzbXNOQT09#success

21 aprile, ore 9.30: https://us02web.zoom.us/j/88975013540?pwd=QytNVW9UNFRoNU80YTg5RVdZQXNvUT09#success

21 aprile, ore 11.30: https://us02web.zoom.us/j/81945552400?pwd=b3VjSDlPK1lkZlZJWHBiNGQzbXNOQT09#success

 

L’elenco dei 49 Comuni aderenti al Patto per l’Arno

Comprensorio CB2: Arezzo, Bibbiena, Capolona, Castel Focognano, Castel San Niccolò, Chiusi della Verna, Civitella in Val di Chiana, Figline e Incisa, Laterina Pergine Valdarno, Montevarchi, Ortignano Raggiolo, Pelago, Poppi, Pratovecchio Stia, Reggello, Rignano sull’Arno, San Giovanni Valdarno, Subbiano, Terranuova Bracciolini, Castiglion Fibocchi, Chitignano, Montemignaio, Talla.

Comprensorio CB3: Bagno a Ripoli, Campi Bisenzio, Carmignano, Empoli, Fiesole, Firenze, Lastra a Signa, Montelupo Fiorentino, Pontassieve, Scandicci, Signa.

Comprensorio CB4: Calcinaia, Capraia e Limite, Cascina, Castelfranco di Sotto, Cerreto Guidi, Fucecchio, Montopoli in Valdarno, Pisa, Pontedera, San Giuliano Terme, San Miniato, Santa Croce sull’Arno, Santa Maria a Monte, Vicopisano, Vinci.

 


Gennaio molto più piovoso della media in Toscana: 107% di pioggia in più Il Bacino del Serchio è l’area più colpita, anche da eventi franosi

Il report dell’Autorità di Bacino dell’Appennino settentrionale

Firenze, 2 marzo 2021A gennaio in Toscana è caduto circa il 107% di pioggia in più rispetto alla media dello stesso mese degli ultimi 10 anni. L’area più colpita è stata quella della Toscana settentrionale, con particolare riferimento ai bacini del Serchio e alla Toscana Nord dove le cumulate di pioggia hanno raggiunto anche i 600/700 mm, su una media di 90mm (dati 2010-2020). L’area del Serchio, è stata anche quella maggiormente interessata da frane, in particolare sulla rete viaria secondaria. Sono i dati principali che emergono dal report relativo agli eventi e ai dissesti avvenuti nella porzione toscana del distretto dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale a gennaio 2021. Il distretto interessa principalmente tre Regioni, Toscana, Liguria e Umbria, ma i territori toscani ne costituiscono la stragrande maggioranza: l’84% del distretto è compreso in questa Regione.

Gennaio 2021 è stato per la Toscana un periodo di piogge intense che confermano l’andamento già registrato a dicembre scorso. Praticamente tutte le aree toscane sono state interessate da cumulate medie di pioggia di circa 180 mm. Nella porzione settentrionale che comprende i bacini del Magra, del Serchio e i bacini appenninici che confluiscono in Arno, le cumulate hanno raggiunto valori di 600/700 mm, in particolare nella valle del Serchio e nella dorsale appenninica. Un dato significativo soprattutto se rapportato alla media delle cumulate di pioggia, sempre per il mese di gennaio, riferita agli ultimi 10 anni (2010-2020) pari a 90 mm. Nel periodo di riferimento sono caduti circa 4,17 miliardi di metri cubi di pioggia, pari al 107% in più del volume di pioggia media degli ultimi 10 anni. L’area interessata dai valori più elevati è la Toscana settentrionale, con particolare riferimento ai bacini del Serchio e Toscana Nord.

Anche se il volume di acqua afferito al reticolo idrografico è stato molto importante, non si sono registrati eventi alluvionali significativi. Questo perché la pioggia non ha avuto punte di particolare intensità e la sua azione si è diluita in maniera costante nei giorni, dando modo al sistema idraulico di smaltire gli effetti. Le piogge continue hanno invece continuato ad innescare eventi di frana, così come accaduto a dicembre. Sono 60 le frane che hanno determinato l’intervento delle strutture di Protezione Civile, con movimentazione di materiale di varia entità e dimensioni.

Ovviamente gli eventi si sono concentrati nei bacini del Serchio, Toscana Nord e Magra dove si sono registrate maggiori precipitazioni. Si tratta di frane legate alla ininterrotta azione delle piogge nel periodo, che hanno portato alla massima saturazione i terreni, con conseguente superamento delle condizioni limite di stabilità dei versanti più fragili. Escluso alcuni casi, come la frana al Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano (Lucca), si è trattato di fenomeni di piccole e medie dimensioni, spesso riattivazione di dissesti avvenuti in passato.

Gli elementi a rischio maggiormente colpiti sono state le infrastrutture viarie. In particolare nell’alta valle del Serchio si sono avuti numerosi dissesti che hanno colpito la rete viaria secondaria. Data la morfologia dei luoghi, il sistema di infrastrutture viarie del bacino del Serchio si presenta particolarmente fragile per ai dissesti. Per comprendere il livello di rischio possibile, l’Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale ha messo a confronto la distribuzione dei fenomeni gravitativi presenti nel PAI (Piano Assetto Idrogeologico) per il bacino del Serchio e la distribuzione della rete viaria e ferroviaria. Per fare un esempio, sulle strade provinciali sono 13,5 i chilometri di rete teoricamente interessati da frane di crollo e 44 da aree potenzialmente instabili. La rete di strade comunali è teoricamente interessata per 35 chilometri da frane di scivolamento e per 116 da aree potenzialmente instabili. Numeri che evidenziano una potenziale fragilità della rete, confermata dagli eventi degli ultimi mesi.

Si tratta di una elaborazione che evidenzia fragilità di territori soprattutto collinari e montani con versanti confinanti con la viabilità. Gli enti pubblici, trattandosi spesso di terreni agricoli o boschi abbandonati, sono costretti a intervenire in somma urgenza. E’ una tematica che dovrebbe far riflettere per favorire politiche di ripopolamento degli ambienti agricoli o nuovi provvedimenti normativi e risorse che consentano agli enti locali di poter intervenire preventivamente. A tal fine l’Autorità di bacino è pronta a fornire il suo supporto di conoscenze a tutti gli enti”.


Programma di riesame delle mappe di pericolosità PGRA del reticolo principale (annualità 2021)

Ai fini di quanto previsto dal dall’art. 14 della disciplina di PGRA e dall’art. 2 comma 2 dell’Accordo sottoscritto tra Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale e Regione Toscana (DGR n. 166 del 17/02/2020) “per l’individuazione delle procedure da seguire per lo svolgimento in collaborazione delle attività di riesame e aggiornamento, ai sensi dell’art. 14 delle norme del Piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA), delle mappe delle aree con pericolosità da alluvione relative al reticolo idraulico principale e secondario del bacino del fiume Arno e dei bacini regionali Toscana Nord, Toscana Costa e Ombrone ricadenti nel distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale” si rende noto che nella seduta della Conferenza Operativa del 28 gennaio 2021 è stato definito, di concerto con la Regione Toscana, il programma di riesame delle mappe delle aree con pericolosità da alluvione relativamente al reticolo principale per l’annualità 2021. Consultabile al seguente link.



Nuove aree di laminazione sulla Pesa: aperto il cantiere

Presenti il Segretario dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale Ing. Massimo Lucchesi, il Presidente del Consorzio di Bonifica Medio Valdarno Marco Bottino, il Sindaco Paolo Masetti e due assessori Nesi e Londi del Comune di Montelupo Fiorentino insieme ad alcuni partecipanti al tavolo del Contratto di Fiume

https://www.mediovaldarno.it/news/nuove-aree-di-laminazione-sulla-pesa-aperto-il-cantiere/


Toscana, 140% di pioggia in più degli ultimi 10 anni. Ma senza troppi disagi


Il dato è riferito al periodo 1° dicembre 2020 – 8 gennaio 2021. Gli aggiornamenti dell’ultimo week-end

Firenze, 26 gennaio 2020Tra dicembre 2020 e l’inizio di gennaio 2021 in Toscana è caduta una quantità di pioggia pari a circa dodici volte il volume d’acqua del lago Trasimeno. Ovvero circa il 140% in più della media degli ultimi 10 anni. Tuttavia, le precipitazioni sono state molto distribuite nel tempo e nello spazio. Anche per questo il territorio ha retto bene: nonostante il numero considerevole di frane (110) non si sono registrati infatti eventi alluvionali. Sono i dati principali che emergono dal report relativo agli eventi e ai dissesti avvenuti nella porzione toscana del distretto dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale nel periodo compreso tra il 1°dicembre 2020 e l’8 gennaio 2021. Il distretto interessa principalmente tre Regioni, Toscana, Liguria e Umbria, ma i territori toscani ne costituiscono la stragrande maggioranza: l’84% del distretto (20.300 kmq) è compreso in questa Regione.

Nel periodo di riferimento, la Toscana è stata oggetto di un periodo pressoché continuo di piogge (tranne che per una breve finestra a metà dicembre). Le precipitazioni hanno interessato praticamente tutto il territorio toscano distrettuale con cumulate da 200 a 300 mm di pioggia. Nell’area nord della regione, che comprende i bacini del Magra, del Serchio e i bacini appenninici che confluiscono in Arno, le cumulate hanno raggiunto valori di 900/1000 mm, in particolare nella valle del Serchio e nella dorsale appenninica. Il volume complessivo di pioggia che ha interessato il territorio toscano è di circa 7 miliardi di metri cubi: circa dodici volte il volume d’acqua del lago Trasimeno. Ovvero più del doppio rispetto al volume medio del periodo, considerando l’intervallo di tempo tra il 2009 e il 2019 (meno di 3 miliardi di metri cubi). In sostanza nel periodo considerato si è registrato circa il 140% in più della media degli ultimi 10 anni.

In termini di effetti al suolo, anche se il volume di acqua afferito al reticolo idrografico è stato estremamente importante, non si sono registrati eventi alluvionali. Questo perché la pioggia non ha avuto punte di particolare intensità e la sua azione si è diluita in maniera continua e costante, dando modo al sistema idraulico di smaltire gli effetti senza conseguenze particolarmente significative. Si sono registrate piene importanti, anche con superamenti del secondo livello di guardia (Serchio) ma senza esondazioni. Sono invece 110 le frane rilevate con movimentazione di materiale di varia entità e dimensioni, in prevalenza nel bacino del Serchio e nella dorsale appenninica. Per la maggior parte non si tratta di nuove frane ma soprattutto di riattivazione di dissesti avvenuti in passato, che erano in uno stato cosiddetto di potenziale instabilità (aree a pericolosità da frana elevata P3, ma non attive negli ultimi anni).

A fronte delle numerose frane avvenute, in particolare nella valle del Serchio, i danni hanno riguardato solo alcune aree limitate. Quella con maggiori conseguenze è stata la frana in località Lorenzana nel Comune di Crespina/Lorenzana (PI) dove sono state evacuate otto famiglie. Registrata anche la chiusura di strade comunali nei Comuni di Borgo a Mozzano (LU), Lucca, Fabbriche di Vallico (LU), Montespertoli (FI) e Bagno a Ripoli (FI). Infine, le piogge hanno causato anche il cedimento del rilevato stradale della SGC Firenze-Pisa-Livorno in località Il Chiuso, nel Comune di Lastra a Signa (FI). È stato necessario interrompere la viabilità in una corsia di marcia. Questo dissesto tuttavia non è riferibile propriamente a una frana, poiché si tratta di una rottura con conseguente collasso delle strutture in muratura che contenevano il rilevato stradale.

La zona che risulta più colpita è quindi quella del bacino del Serchio, dove anche nello scorso fine settimana si sono registrate le precipitazioni più intense, a ulteriore riprova che questa zona e quella appenninica sono al momento le più sensibili, anche in ragione delle forti cumulate di dicembre e primi di gennaio. L’evento più importante del fine settimana si è verificato nel Comune di Borgo a Mozzano (LU) nei pressi di Ponte del Diavolo dove una “colata rapida” di materiale terrigeno si è sviluppata lungo il versante in riva sinistra del Serchio, trascinando con sé alberi e coperture vegetali e abbattendosi sulla Statale 12 dell’Abetone, chiusa nelle settimane passate per lavori di sistemazione di erosioni fluviali. La frana si è sviluppata impegnando il versante per circa 200/300 metri partendo da un’altezza di circa 100 metri al di sopra della strada. Altri dissesti hanno interessato i Comuni di Bagni di Lucca, di Villa Basilica, di Pescaglia, provocando l’interruzione di strade provinciali e comunali.

«Gli elementi di maggior fragilità sul territorio toscano sono rappresentati dal sistema delle infrastrutture viarie – spiega Massimo Lucchesi segretario generale dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale – . Da un lato la rete viaria secondaria (nello specifico le strade comunali) sconta, in particolare nei territori di alta collina e montagna, le criticità derivanti da una collocazione di origine storica, la cui fragilità è sempre più evidente nel tempo. Dall’altro la rete principale, anche recente, necessita probabilmente di un’analisi mirata ad evidenziare le eventuali interferenze con le aree potenzialmente oggetto di fenomeni gravitativi. Per questo abbiamo portato all’attenzione del Ministero dell’Ambiente la strategicità di redigere uno studio ad hoc riferito alla probabilità di dissesto nella rete viaria principale. Anche sulla base di tale indagine gli enti gestori potrebbero procedere ad approfondimenti e individuare soluzioni operative per risolvere le criticità esistenti».