Siccità: convocazione della Commissione Tutela delle Acque

A causa del perdurare del periodo siccitoso nel territorio toscano è stata convocata per giovedì 4 maggio presso gli uffici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino settentrionale, la riunione della Commissione Tutela delle Acque estesa anche ai membri dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, previsto a seguito della sottoscrizione del Protocollo del 13 luglio 2016 ed in fase di costituzione.

Nello specifico verranno valutate lo stato delle riserve idriche superficiali, sotterranee ed invasate.

 

Pericolo siccità in Toscana. Ma Bilancino non delude

 

I primi mesi del 2017 si sono rivelati i più siccitosi dell’ultimo secolo dopo quelli del 1953 e del 1961, una scarsità di eventi meteorici concentrati in pochi giorni e che non sono riusciti a rifornire le falde sotterranee.

I dati forniti dal dirigente dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale Bernardo Mazzanti evidenziano come le piogge cadute nel bacino dell’Arno dal 9 gennaio al 9 aprile siano largamente inferiori rispetto a quelle avvenute nello stesso periodo dello scorso Arno: in Provincia di Arezzo 96 mm contro 236 mm, nel fiorentino 201 mm contro 349 mm, nel pistoiese 220 mm contro 508 mm e nel pisano 95 mm contro 236 mm. Allo stato attuale non siamo ancora in una fase di allerta ma da ora in avanti sarà necessario controllare i livelli dei fiumi e degli invasi per assicurare ai corpi idrici il deflusso minimo vitale.

Fortunatamente Bilancino, il serbatoio idrico per l’area di Firenze-Prato-Pistoia, è al 91% della propria capacità a quota 250,75 metri s. l. m. (pari a 63 milioni di metri cubi) ed è in perfetto equilibrio, con immissari che portano nell’invaso circa 600 litri al secondo e altrettanti che vengono scaricati nella Sieve. I 6 milioni di metri cubi che mancano per raggiungere il massimo della portata (posto a quota 252 metri) sono utilizzati per assorbire eventuali afflussi straordinari di piogge e per laminare le piene della Sieve e degli altri immissari minori.

Nasce l’Autorità di Bacino Distrettuale

Si tratta dell’avvio simbolico e concreto di uno dei tre contratti di fiume che fanno parte del più grando Patto per l’Arno, dalla sorgente al mare, promosso dall’Autorità di Distretto dell’Appennino Settentrionale, Consorzi di Bonifica e ANCI Toscana.

https://www.mediovaldarno.it/news/rinascimento-darno-la-firma-ufficiale-per-il-contratto-di-fiume-del-medio-valdarno/

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Il 17 febbraio 2017 entra in vigore il decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 294 del 25 ottobre 2016 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 2017) in materia di Autorità di bacino distrettuali.
Tale decreto, ai sensi dell’art. 63 comma 3 del d.lgs. 152/2006, dà avvio alla riforma distrettuale ed è finalizzato a disciplinare le modalità e i criteri per il trasferimento del personale e delle risorse strumentali e finanziarie dalle vecchie Autorità di bacino alla nuova Autorità distrettuale.
Dal 17 febbraio 2017 risultano soppresse, per espressa disposizione di legge (rif. art. 51 comma 4 della legge n. 221/2015), tutte le Autorità di bacino di cui alla legge 183/1989 e quindi anche l’Autorità di bacino del fiume Arno. A tal riguardo, il decreto ministeriale all’art. 12 contiene importanti disposizioni, volte a garantire la continuità delle funzioni tecniche e amministrative delle soppresse Autorità di bacino, nelle more del completamento della riforma e del perfezionamento del d.p.c.m., previsto all’art. 63 comma 4 del d.lgs. 152/2006, con il quale si darà l’avvio operativo ai nuovi enti.
Il nuovo impianto organizzativo che scaturisce dalla legge n. 221/2015 e dal decreto n. 294 razionalizza e semplifica le competenze del settore, con l’esercizio da parte di un solo ente – l’Autorità di bacino distrettuale – delle funzioni di predisposizione del Piano di bacino distrettuale e dei relativi stralci, tra cui i Piani di gestione delle acque e del rischio di alluvioni, a livello di distretto idrografico. Si tratta di una riforma importante e attesa da tempo, che a regime rafforzerà indubbiamente la governance complessiva del settore.

Ai sensi della legge n. 221/2015 cambia anche il territorio di riferimento del Distretto Idrografico dell’Appennino Settentrionale, che da oggi comprende i bacini liguri, il bacino del Magra, il bacino del Serchio e tutti i bacini toscani dal Carrione all’Albegna, con esclusione del bacino del Fiora (che passa al Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale). Rispetto al precedente perimetro del Distretto Idrografico, anche i bacini marchigiani passano al Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale mentre i bacini romagnoli passano al Distretto Padano.

La nuova estensione del Distretto Idrografico dell’Appennino Settentrionale copre una superficie di 24300 kmq e include tre regioni (Liguria, Toscana e Umbria).

Il Piano di Gestione delle Acque e il Piano di Gestione del Rischio Alluvione sono stralci del Piano di bacino distrettuale e per essi trova applicazione quanto previsto all’art. 65 commi 4, 5 e 6 del d.lgs. 152/2006, “(4) le disposizioni del Piano di bacino approvato hanno carattere immediatamente vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici, nonché per i soggetti privati, ove trattasi di prescrizioni dichiarate di tale efficacia dallo stesso Piano di bacino. In particolare, i piani e programmi di sviluppo socio-economico e di assetto ed uso del territorio devono essere coordinati, o comunque non in contrasto, con il Piano di bacino approvato. (5) Ai fini di cui al comma 4, entro dodici mesi dall’approvazione del Piano di bacino le autorità competenti provvedono ad adeguare i rispettivi piani territoriali e programmi regionali quali, in particolare, quelli relativi alle attività agricole, zootecniche ed agroforestali, alla tutela della qualità delle acque, alla gestione dei rifiuti, alla tutela dei beni ambientali ed alla bonifica. (6) Fermo il disposto del comma 4, le regioni, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione del Piano di bacino sui rispettivi Bollettini Ufficiali regionali, emanano ove necessario le disposizioni concernenti l’attuazione del piano stesso nel settore urbanistico. Decorso tale termine, gli enti territorialmente interessati dal Piano di bacino sono comunque tenuti a rispettarne le prescrizioni nel settore urbanistico. Qualora gli enti predetti non provvedano ad adottare i necessari adempimenti relativi ai propri strumenti urbanistici entro sei mesi dalla data di comunicazione delle predette disposizioni, e comunque entro nove mesi dalla pubblicazione dell’approvazione del Piano di bacino, all’adeguamento provvedono d’ufficio le regioni”.