Cambiamento climatico

La Direttiva 2007/60/CE prevede che i riesami e gli aggiornamenti del piano di gestione del rischio di alluvioni tengano conto del probabile impatto dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni.
L’aumento delle temperature è, ad oggi, l’indice maggiormente tangibile del cambiamento climatico in atto a tutti i livelli, sia globale che locale. Per quanto attiene, invece, le precipitazioni si assiste a tendenze differenti a seconda della localizzazione geografica. Nel territorio del Distretto dell’Appennino Settentrionale si registra un aumento della magnitudo e della frequenza degli eventi in zone di estensione limitata. In linea con quanto riportato nella Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNACC), è probabile che tipologie di piene quali le pluvial flood e le flash flood si verifichino con maggiore frequenza.
Le flash flood sono piene che si sviluppano ed evolvono rapidamente, in genere per effetto dell’insorgere di precipitazioni intense su un’area relativamente ristretta. L’aspetto distintivo di tali fenomeni è la rapida concentrazione e propagazione dei deflussi idrici che, specie nei contesti montani, in cui l’abbondante disponibilità di sedimento mobilizzabile si combina con la notevole capacità di trasporto di tali deflussi, può dare origine al ben più distruttivo fenomeno delle colate detritiche (debris flow). La rapidità di concentrazione e propagazione dei deflussi è fortemente influenzata, oltre che dai meccanismi precipitativi (intensità e distribuzione spaziale delle piogge) e dalle caratteristiche topografiche del territorio (morfologia e pendenza), anche dalla permeabilità dei suoli.
Nel primo ciclo di pianificazione del PGRA, l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale ha sviluppato una metodologia per la mappatura, a scala di sottobacino idrografico, della propensione al verificarsi di fenomeni tipo flash flood. Tale metodologia è stata applicata alla UoM Arno. Successivamente, nell’ambito della valutazione preliminare del rischio di alluvioni e nell’individuazione delle aree a potenziale rischio significativo (dicembre 2018), la metodologia è stata applicata anche alle UoM Serchio, Toscana Nord, Toscana Costa e Toscana Ombrone.
Valutata la rilevanza in termini di frequenza e di impatti degli eventi intensi e concentrati sul territorio nazionale così come rilevato dalla stessa SNACC, il MATTM e ISPRA hanno indicato alle altre Autorità di bacino di utilizzare come riferimento la metodologia dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale.

MetodologiaFlashFloods